Come ogni
anno, il 6 agosto la piccola Ayumi Hoshino interrompe le vacanze
estive per andare a scuola. Gli
insegnanti parlano della bomba esplosa il 6 agosto del 1945 sulla
città di Hiroshima, la prima bomba atomica mai sganciata su degli
esseri umani (la seconda è arrivata solo tre giorni dopo, su
Nagasaki). La piccola Ayumi sentirà rievocare la storia dell'attacco
atomico, lo shock, la devastazione, i morti: alla fine di quell'anno
si contavano 140mila vittime a Hiroshima e 74 mila a Nagasaki, circa
la metà morti nell'arco di un giorno dall'esplosione. Per coloro che
sono stati esposti alle radiazioni, gli hibakusha,
è rimasta una scia di sofferenze attraverso diverse generazioni. Di
tutto questo sente parlare la scolaretta - è il giorno in cui tutti
ripetono «mai più»...
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In breve, la
forza sprigionata dalla reazione atomica prende per la bambina
l'aspetto del leggendario dragone,
l'animale
mitico che governa il
vento, la nuvola, la pioggia, il tuono e fulmine – e
qui la tecnologia si trasforma in forza diabolica. Bombe
o centrali elettronucleari, i dragoni dormienti nei cieli sono stati
risvegliati da umani presuntuosi convinti di poter controllare la
natura: bisogna fermare la furia, vanno riportati sotto controllo.
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Un manga per molti aspetti
didattico, per la competenza con cui spiega al lettore cosa è
l'energia atomica e le conseguenze delle radiazioni (l'autrice si è
avvalsa di una supervisione scientifica). E per la ricostruzione
storica: come un paese ancora sotto shock per gli attacchi atomici
ascolta il discorso del presidente americano Eisenhower sugli «atomi
per la pace» (nel 1953) e si getta nello sviluppo del nucleare
civile (può sembrare incredibile, ma la prima expo sull'uso pacifico
del nucleare si tiene proprio a Hiroshima, nel 1958: è da allora che
i giapponesi si sono sentiti raccontare che c'è un'energia atomica
cattiva, quella delle bombe, e una buona, quella delle centrali
elettriche). Ma è anche una storia dove il lieto fine va costruito.
I dragoni
atomici di Fukushima è un
manga con uno scopo. L'autrice, nata a Nagasaki
nel 1965 e cresciuta con i racconti degli hibakusha,
spiega che il mondo è cambiato per lei l'11 marzo 2011, quando anche
nella sua città è scattato l'allarme tsunami che ha colpito il
Giappone nord-orientale. L'incidente alla centrale nucleare di
Fukushima Daiichi le ha fatto rivivere il terrore delle radiazioni,
l'angoscia, l'indignazione, la disperazione, scrive Yuka Nishioka.
«Mi sembrava che il momento richiedesse un esame di coscienza a noi,
nati e cresciuti nei luoghi colpiti dall'atomica», spiega: «Come
potevo sottrarmi alla responsabilità per l'incidente se avevo
tollerato l'energia nucleare, convinta che non potessero mai esserci
incidenti nelle centrali?» Anche lei, come la sua Ayumi, allora ha
cercato le informazioni che erano state nascoste a tutti i giapponesi
– è nata così la storia dei «dragoni atomici». (Il manga I
dragoni atomici di Fukushima. Dire addio alle bombe e all'energia
nucleare si
può comprare qui).
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Ora il Giappone può mandare i
suoi soldati a combattere in ogni angolo del pianeta, fa
notare Yukari Saito, del Centro di
documentazione Semi sotto la neve. Non solo, Shinzo Abe sta
attivamente promuovendo l'export di tecnologia nucleare giapponese.
Per questo, scrive Saito, quest’anno «molti giapponesi stanno
affrontando gli anniversari di Hiroshima e Nagasaki con uno stato
d’animo assai diverso dal passato».
I dragoni della guerra rischiano di
svegliarsi.
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