sabato 2 novembre 2013

Peace & Green Boat 2013 - Album fotografico part IV


La terza giornata si svolge interamente sul mare: non si vede nessuna isola. Per ora il mare e' calmo benche' ci preoccupa un tifone crescente sul Pacifico.
 

Nella mattinata seguiamo un incontro 'Peace & Green Boat -  quale obiettivo?' nel teatro principale della nave. 

In mattinata assistiamo ad un incontro sul tema: l'obiettivo di Peace & Green Boat
Aperta con il canto e ballo del simpatico gruppo 'Asian Beat' di cui una cinquantina di membri giovani provenienti da varie parti di Giappone sono a bordo e animano varie iniziative. 
All'incontro facilitato da Tetsuya Yoshioka intervengono: Su Hae Sung (scrittore coreano) sul messaggio affidato a una poesia 'Green Star' ispiirata dal mare che unisce i paesi dell'area; Tetsuo Maeda (esperto giapponese delle quesioni militari) sulla sicurezza comune dei paesi nell'estremo oriente; Kayoko Ikeda (scrittrice, traduttrice giapponese) che racconta una sua storia familiale che la faceva nutrire un senso di colpa nei confronti della Corea; seguita da Lee Mi-Kyung Secretary general di Green Foundation poi giornalista giapponese Satoshi Kamata che ribadisce il bisogno di liberare l'Asia orientale dall'assedio nucleare.
Infine, una dichiarazione da parte di Tatsuya Yoshioka di Peace Boat: obiettivo della Peace Boat entro il 2020: realizzare una nave piu' ecologica del mondo 100% Peace Boat (perche' finora ha sempre affittato una nave da crociera).

Su Hae Sung Green Star message
Tetsuo Maeda sulla sicurezza comune
Kayoko Ikeda - attraverso una storia personale
Lee Mi-kyung di Green Foundation

Centrali nucleari esistenti e in costruzione nell'Asia orientale
Satoshi Kamata Addio al nucleare


 

Peace & Green Boat 2013 - Album fotografico part III

Al momento di salpare da Busan la nave e' completa: con circa 500 passeggeri giapponesi e altrettanti coreani imbarcati quel giorno. Ora, e' un vero inizio della sesta edizione di Peace & Green Boat.
Mentre i giapponesi sono di prevalenza dell'eta' elevata (molti pensionati o simili benche' ci siano anche tanti giovani questi sono di minoranza), tra i coreani ci sono tanti bambini e ragazzi (spesso con i genitori) grazie la Green Foundation che organizza una scuola a bordo.

Nel momento di salpare da Busan, molti passeggeri escono sulla poppa per festeggiare


Due rappresentanti di Green Foundation e di Peace Boat inaugura la partenza


corso di infarinatura della lingua coreana per i passeggeri giapponesi
in uno dei teatri al bordo viene presentata la sesta edizione di Peace & Green Boat
la figura fondamentale del progetto: Communicate Coordinator (cioe' interpreti-mediatori linguistici)


Staff di Green Foundation a bordo

Staff di Peace Boat a bordo
 

Peace & Green Boat 2013 - Album fotografico part II - Busan (Corea del sud)


La seconda giornata inizia nel porto nell'estremo sud della penisola coreana: Busan.
Pubblichiamo alcune immagini della visita della citta' (abbiamo partecipato a una gita organizzata al museo dedicato ai movimenti democratici della Corea) 

Arrivo a Busan (Corea del sud)




 

Siamo stati al Democracy Park di Busan che raccoglie la documentazione dei movimenti per la democrazia del Paese, in particolare della citta' che per un breve periodo fu la capitale durante la Guerra di Corea.


il museo del Dmocracy Park di Busan
Quadro all'ingresso del museo
Ci viene illustrata la storia della dura battaglia per la democratizzazione del Paese
Ancora negli anni '80 i giovani coreani studiavano per ...


proiezione di un video documentario


al termine della visita si puo' lasciare commenti
o scattare una foto di un grande momento storico
la citta' di Busan vista dal Democracy Park

Peace & Green Boat 2013 - Album fotografico part I

In attesa di un rapporto sull'esperienza straordinaria a bordo della sesta edizione di Peace & Green Boat, organizzata da due ONG giapponese e coreana (Peace Boat + Green Foundation) tra il 18 e 27 ottobre, desideriamo condividere un po' di immagini.
La prima puntata del 18 ottobre: l'orientamento alla partenza e l'incontro sui 30 anni di Peace Boat.

Sotto il cielo condiviso da tutti
Itinerario della crociera Peace & Green Boat 2013
Cruise director Ms Miwako Tamura
30 anni di Peace Boat




La locandina della seconda crociera organizzata da PB nel 1984:

perconoscere la verita' della storia e per non dimenticarla da Ishigaki-jima in Okinawa, Hong Kong e ShangHai per visitare Nankino. Nel 1985 l'arca della pace navighera' tra Vietnam, Okinawa e le Filippine, e per l'anno successivo partira' da Hiroshima per visitare Palau - un Paese senza l'esercito, che all'epoca aveva adottato una costituzione da 'uno stato denuclearizzato' per il primo nel mondo -, le Filippine sotto assedio delle armi nucleari e Taiwan dove vigeva la legge marziale per ritornare a Nagasaki.

Tra l'altro durante la navigazione del 1985, racconta Tatsuya Yoshioka, uno dei fondatori della PB nella foto in basso, ha incontrato una barca dei rifugiati da Vietnam, stremati da 10 giorni senza cibo, a cui presta un coccorso.

Aggiungiamo altre foto che traggono uno dei 'navigatori' - cosi vengono chiamati i relatori delle conferenze a bordo - storici dell'Arca della pace giapponese: fumettista Osamu Tezuka, e l'immagini della stazione di soccorso ai terremotati nella zona di Kobe (1995).




Un incontro per chi vuole organizzare qualche evento a bordo

martedì 15 ottobre 2013

Conferenza globale per diffondere la Costituzione per la pace @ Osaka

Global Article 9 Conference in Kansai 2013

"Piuttosto che le pericolosissime e inquinanti centrali nucleari, perche' non esportate l'Articolo 9 della nostra Costituzione?" 
E' un interrogativo-appello al Primo ministro Abe e i suoi collaboratori lanciato da alcuni giovani saliti sul palco dell'enorme Palasport del Comune di Osaka dove si e' svolta la seconda Conferenza globale sulla Costituzione pacifista. E' stato coperto subito da uno scrosciante appulauso di alcune miliaia di partecipanti. 

Ieri, 14 ottobre, era l'ultimo giorno del ponte per i giapponesi ed era una giornata bellissima d'autunno. Circa 5000 sono venuti alla Conferenza per confermare o riconfermare il valore del principio sul cui era fondato il Giappone del dopoguerra: abolire il diritto di belligeranza allo Stato negandogli di tenere un esercito. [Se, diversi mesi fa, gli organizzatori avevano previsto 10 mila partecipanti, forse il dimezzamento era dovuto anche a una manifestazione nazionale contro nucleare - "extra" rispetto a quelle consuete di ogni venerdi - indetta di recente che ha mobilitato nel cuore di Tokyo oltre 40 mila cittadini provenienti da varie parti del Paese proprio il giorno prima, il 13 pomeriggio.]

Main symposium - in un altro spazio si svolgevano alcune iniziative per i ragazzi
Tornando all'articolo 9, un concetto cosi' rivoluzionario di negare allo stato il diritto di fare guerra, era costato i milioni di vite umane, civili e militari, distrutte nell'Asia durante il colonialismo giapponese e nella guerra del Pacifico. L'idea di esportarlo in altri paesi appare, ora, piu' realistica rispetto alla Prima Conferenza globale "l'Articolo 9, perche' no?" svoltasi a Tokyo nel maggio del 2008. 
Anche i 18 relatori venuti dall'estero - tra cui l'italiana Micol Savia che rappresenta International Association of Democratic Lawyers - sono piu' che mai convinti: condividere e diffondere questo principio e' la via maestra per finire con i secoli delle armi. - E, se si potesse esportarlo negli Stati uniti, forse il Secolo delle guerre mondiali si chiudera' davvero.

Rispetto alla Conferenza del 2008 di Tokyo - a cui aveva partecipato anche il nostro Centro: vedi http://www.semisottolaneve.org/ssn/a/26141.html - quest'evento ha avuto un carattere piu' regionale e nello stesso tempo piu' globale.

REGIONALE, o meglio locale dell'area intorno a Osaka, erano la maggior parte degli organizzatori e il motivo per cui hanno deciso di proporla proprio adesso e in questo luogo. Perche' Osaka di oggi, con la Provincia e il Comune guidati dagli esponenti di destra fascista e militarista, si considera una delle roccaforti del revisionismo storico e del nuovo fascismo, che nega dichiaratamente allo spirito dell'Articolo 9 e della stessa Costituzione.

Questa seconda conferenza e' stata, invece, in sostanza piu' GLOBALE rispetto alla prima del 2008 nonostante con un numero molto minore degli ospiti stranieri. 
Perche' rispetto a 5 anni fa la validita' dell'articolo 9 e' piu' compresa, riconosciuta universale e condivisa nel concreto: la testimonianza di Belhassen Ennouri, avvocato tunisino, che attualmente sta lavorando di introdurre lo spirito dell'articolo 9 nella nuova Costituzione del paese dopo la rivoluzione lo testimonia.
Alcuni tra i 18 ospiti stranieri: provengono dall'Europa, dall'Africa, dai continenti americane e dall'Asia.
Inoltre, e' stata ripetutamente sottolineata l'importanza del preambolo della Costituzione giapponese in cui e' espressa la ferma volonta' del popolo giapponese di lavorare per un mondo affinche' tutti i popoli abbiano lo stesso diritto di vivere in pace, liberi da terrori e privazioni".

Sessione plenaria della Conferenza internazionale a Kansai University

La Global Conference del 14 ottobre era preceduta da una conferenza internazionale sull'Articolo 9 presso Kansai University sempre di Osaka (13 ottobre). Era una giornata di studi, una plenaria in mattina e 3 sessioni divise per tema in pomeriggio, con circa 500 partecipanti.
Ann Wright, ex colonnello statunitense che ha rifiutato di sostenere la Guerra in Iraq del 2003. Un esempio che prova finche' si vive, l'essere umano puo' cambiare la sponda.
 
Dall'Italia ha partecipato alla sessione dedicata al Diritto alla Pace Micol Savia - residente a Torino ma rappresenta the International Association of Democratic Lawyers (IADL) a Ginevra -. La Savia ha denunciato l'ipocrisia dei paesi avanzati (a cominciare dall'UE, ma anche il Giappone e la Corea del sud) che insieme agli Stati uniti stanno facendo tutto per evitare che questo diritto alla pace venga riconosciuta un diritto umano fondamentale e universale.
Lei, insieme a Luis Roberto Zamora (avvocato di Costa Rica che ancora da studente in giurisprudenza ha fatto e vinto una causa contro il Presidente della Repubblica del suo paese che aveva espresso il sostegno alla guerra contro Iraq del 2003) e il sudcoreano Lee Kyung-Ju, docente alla Inha University di Seoul, [nella foto sottostante] esperto e zelante "importatore", divulgatore della costituzione pacifista nel suo paese, sono stati molto apprezzati dal pubblico giapponese: mentre l'articolo 9 e' in grave pericolo nella sua patria, cioe' in Giappone, i suoi semi stanno mettendo radici solide in varie parti del mondo. 
   

 

domenica 6 ottobre 2013

Lettera ai giovani atleti - Olimpiade di Tokyo 2020

Tramite amici in Italia che l'hanno tradotto abbiamo ricevuto questa lettera dal Giappone scritta da un noto giornalista da anni esperto del nucleare. La pubblichiamo sperando che possa esservi utile:

Lettera ai giovani atleti che sognano di venire all'Olimpiade di Tokyo 2020, 
ai loro allenatori e genitori: alcuni fatti che occorre sapere.
 

Il 7 settembre 2013 il Primo Ministro Shinzo Abe ha rivolto alla sessione 125 del Comitato Olimpico Internazionale la seguente dichiarazione:
“Qualcuno potrebbe avere preoccupazioni per Fukushima. Vi assicuro, la situazione e’ sotto controllo. Non si è mai verificato e non si verificherà mai nessun danno a Tokyo”.
I portavoce dello stato giapponese hanno supportato la dichiarazione di Abe, sostenendo che il livello delle radiazioni nell'Oceano Pacifico non ha superato lo standard di sicurezza.
Questo ricorda la vecchia storia dell'uomo che si butta dall'edificio di dieci piani, e che arrivato a tre metri da terra dice: "fin qui, tutto bene".


Stiamo parlando, ricordate, dell'Oceano Pacifico, la più grande massa d'acqua del pianeta. La Tokyo Electric Power Company (TEPCO) riversa nell'Oceano, ormai da due anni e mezzo, acqua che scorre attraverso un reattore fuso di Fukushima.
Finora l’Oceano riesce a diluire le radiazioni al di sotto dello standard di sicurezza, perciò "fin qui, tutto bene". Ma non c'è nessuna prospettiva di neutralizzare l'acqua radioattiva.
Qui ci sono 8 cose che dovete sapere.



1. Nell’ area residenziale del parco di Tokyo, a 230 km da Fukushima, il livello di radiazione
riscontrato al suolo è pari a 92,335 Becquerels per metro quadrato. Questo livello è comparabile a quello misurato intorno alla zona ④ di Chernobyl. Ció si spiega in ragione dell’assenza di rilievi montuosi in grado di bloccare il percorso delle nubi radioattive nell'area tra Tokyo e Fukushima. Nella capitale, la gente consapevole del pericolo evita assolutamente di mangiare cibi prodotti nell’est del Giappone.




2. All’interno della Centrale di Fukushima le tubazioni che hanno fatto circolare l'acqua di raffreddamento attraverso i reattori #1 e #3 sono rotte a causa del meltdown.
Questo significa che il combustibile nucleare si è prima surriscaldato e poi fuso, e continua a riversarsi nell'acqua con cui viene a contatto. Inoltre il combustibile nucleare fuso attraversa il fondo in cemento del reattore e raggiunge il terreno. Come menzionato sopra, da due anni e mezzo i lavoratori della

TEPCO continuano disperatamente a versare acqua nel reattore, ma non sono in grado di escludere
che l'acqua raggiunga effettivamente il combustibile fuso. Purtroppo sarà sufficiente un terremoto di media forza per distruggere completamente lo stabilimento già danneggiato, e il dato di fatto è che da due anni e mezzo i terremoti colpiscono Fukushima in continuazione. Già durante la redazione di questa lettera Fukushima e’ stata colpita da un altro terremoto, ma sembra che lo stabilimento abbia tenuto. "Fin qui, tutto bene". Il pericolo più grave ed immediato è insito nel reattore #4, dove una grande quantità’ di combustibile nucleare all'interno di una piscina sembra aspettare il proprio tragico momento.


3. Oggi in Giappone l’acqua di raffreddamento continuamente riversata nel reattore è considerata un problema gravissimo dagli stessi quotidiani e TV che inizialmente si erano sforzati di nasconderne la pericolosità, e Abe viene accusato di aver mentito al CIO.
La questione e’ che l'acqua altamente radioattiva si sta miscelando con la falda acquifera del terreno in modo irreversibile, e attraverso la falda entra nell'Oceano. In agosto 2013 (quindi prima delle dichiarazioni fatte da Abe al CIO) all'interno del sito di Fukushima è stata misurata una radioattività pari a 8.500 microSieverts/ora, valore
sufficiente ad uccidere qualunque lavoratore sia impegnato sul sito da mesi. A Ohkuma-machi, cittadina dove si trova un'altra centrale, la radioattiva è stata misurata in 320 microSieverts/ora in luglio, due mesi prima delle dichiarazioni di Abe al CIO. Questo livello di radiazione è in grado
uccidere una persona in 2 anni e mezzo. Una città fantasma si è ormai creata su una superficie di molti chilometri quadrati, ed è in continua espansione.


4. Per non turbare le Olimpiadi di Tokyo 2020, un fatto importante è stato censurato nei rapporti che vanno all'estero. Viene riconosciuta la presenza di acqua radioattiva sulla superficie del terreno intorno al reattore, ma viene accuratamente taciuto ció che accade in profondità, dove la falda viene irradiata e l'acqua va a miscelarsi attraverso i fondali con quella dell'Oceano. Un processo contro il quale è già troppo tardi per fare qualcosa.



martedì 24 settembre 2013

L'arca della pace in giro per il mondo con i sopravvissuti dell'atomica

di Marina Forti

Le storie e le testimonianze degli "hibakusha", 
i sopravvissuti del primo e unico bombardamento nucleare della storia. 
Quello di Hiroshima e Nagasaki, il 6 e il 9 agosto 1945



foto scattata da Francesco Martone


Sono i testimoni del primo e finora unico bombardamento nucleare della storia umana. Sono chiamati hibakusha, letteralmente “esposti alle radiazioni” atomiche: i sopravvissuti alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945. La seconda guerra mondiale era ormai agli sgoccioli quando i bombardieri degli Stati uniti d'America hanno sganciano sulle città giapponesi quelle bombe di un nuovo tipo, mai sperimentate prima: il primo assaggio di cosa potrebbe essere un olocausto nucleare, almeno 150 mila morti in poche ore (alcune stime arrivano a 300 mila), quasi tutti civili. Poco dopo il Giappone firmò la resa, e la vulgata storica tramandata in Occidente è che quel bombardamento, per terribile che fosse, era stato necessario per piegare una potenza aggressiva e mettere fine alla guerra. Verità contestata, perché il Giappone era già allo stremo e aveva mandato segni di volere l'armistizio. Ma le esplosioni atomiche sulle due città giapponesi segnavano l'ascesa di un altro tipo di forza bellica, e ovviamente della potenza che era stata capace di esercitare quella forza schiacciante, capace di annichilire.

Anni fa uno scrittore giapponese, lo scomparso Makoto Oda, mostrava una foto del bombardamento a tappeto di Osaka, nel 1945, alla vigilia della capitolazione del Giappone: scattata dalle forze armate americane, la foto mostrava la nuvola di fumo e gas che avvolgeva la città. “Io ero là, dentro il fumo”, diceva Oda per spiegare l'essenza della sua militanza per la pace (in “Dentro il fumo. Colloquio con Makoto Oda, http://www.semisottolaneve.org/ssn/a/21608.html): la guerra viene raccontata in termini di potenza, attacchi, ritirate, mai dal punto di vista dei comuni esseri umani che ne subiscono le conseguenze.

Gli hibakusha erano “dentro il fumo”. Avevano pochi anni all'epoca del bombardamento, ma abbastanza da conservare dei ricordi. Come la signora Teruko Yahata, allora una bambina di 8 anni – oggi una signora dalla pelle diafana e un caschetto di capelli nerissimi: il suo ricordo più vivido di quei giorni, dice, è il cortile della sua scuola elementare trasformato in crematorio. Dev'essere qualcosa di impressionante per dei bambini perché anche il signor Akira Ikeda, di Nagasaki, allora 13enne, non riesce a dimenticare di aver aiutato a trasportare i corpi di molti conoscenti alla sua scuola per essere cremati nel cortile.



Yahata e Ikeda fanno parte di un piccolo gruppo di hibakusha che incontro a Civitavecchia a bordo di Peace Boat, grande nave da crociera dell'omonima Ong internazionale con sede in Giappone. Nata nell'83 per indagare le responsabilità storiche del Giappone nelle guerre del ventesimo secolo, da trent'anni esatti la “nave della pace” organizza viaggi, i primi in Asia-Pacifico e poi nel mondo intero, per diffondere un messaggio di pace, per il disarmo nucleare, per la sostenibilità ambientale. Da qualche tempo partecipano anche gruppi di sopravvissuti al bombardamento atomico: lo chiamano progetto Orizuru, dal nome della piccola gru di origami scelta come logo della spedizione, tradizionale simbolo giapponese di pace e speranza. A questa conversazione a più voci partecipano anche Francesco Martone, ex senatore e responsabile esteri di Sel, e membro onorario della rete internazionale dei Parlamentari per la non proliferazione e il disarmo nucleare, e Yukari Saito, fondatrice del Centro di documentazione Semi sotto la neve.

Oggi viaggiano il mondo per testimoniare, ma parlare del passato non è stata la prima preoccupazione, per questi signori tra i 75 e gli 80 avanzati – il più anziano del gruppo, il signor Susumo Tsuboi, è nato nel 1928; il più giovane, Hideki Takamura, è del '43 e aveva poco più di un anno quando la bomba è stata sganciata. Lui era troppo piccolo per avere ricordi personali, ma gli altri hanno visto morire parenti e amici, sono stati sfollati… Dopo la guerra hanno studiato, trovato lavoro, si sono sposati, hanno avuto figli. “Più profonde sono le ferite lasciate dagli eventi, meno hai voglia di raccontarle”, osserva Ikeda, ingegnere aeronautico in pensione. Solo con la pensione e l'età più avanzata hanno sentito la necessità (“il dovere”, dice Ikeda) di disseppellire i ricordi. “Ero molto presa dal mio lavoro e dalla famiglia”, spiega la signora Yahata: “Ogni anno però, il 6 agosto, mi prendeva il terrore. Mi chiedevo: i miei figli riusciranno a vivere senza dover vedere di nuovo una cosa simile? Passati i 70 anni mi sono detta: la mia memoria è così vivida, e sono probabilmente l'ultima generazione che ha visto la bomba atomica. Allora ho cominciato a parlare – nei forum per la pace, nelle università, ai giovani”.

Testimoniare “è diventata una responsabilità”, dice il signor Takashi Miyata, di Hiroshima, che aveva 5 anni quando è caduta la bomba. “Sopravvivere a quella bomba è stato il punto di partenza della mia vita. Mi interrogo spesso sul senso di tutto ciò, perché tanti siano morti”. Per tutta la vita Miyata ha lavorato come ingegnere alla Mitsubishi Electric, che produce anche impianti nucleari, e ha viaggiato molto per lavoro. In Libano e Giordania ha visto bambini vittime di guerra. In seguito, negli Stati uniti e in Messico – dove è stato alcuni anni – ha sentito le storie di vittime di centrali nucleari: “Allora ho avuto la sensazione di essere nella parte del carnefice”. È cominciata allora una riflessione sulla complessità della storia, dice: era un hibakusha, quindi una vittima, ma il suo paese aveva responsabilità storiche, aveva fatto vittime e continuava a farne...

Il problema è come raccontare il passato. “Trasmettere testimonianze dirette è davvero dura, sia per chi parla che per chi ascolta”, osserva Ikeda – in effetti durante questa conversazione gli accenni a circostanze personali sono rari. Miyata ad esempio ha costruito un modello in scala reale di Fat Man, soprannome della bomba sganciata di Nagasaki (l'altra, quella lanciata su Hiroshima, era Little Boy), e lo porta nelle scuole. “Mi trovo a parlare a ragazzi dai 6 ai 18 anni che non sanno nulla di quanto è avvenuto: il fatto è che i loro stessi genitori non conoscono molto della guerra. E il sistema scolastico in Giappone non trasmette in modo veritiero i fatti storici”, osserva Miyata. Cita un incontro con studenti tedeschi, dove rimase impressionato dai loro discorsi sulla Germania nazista e sull'Olocausto: “In Giappone non c'è altrettanta coscienza storica”.


foto scattata da Giuseppe Ibelli
Interviene Mayu Seto, una studentessa di Hiroshima che accompagna il gruppo. Sua nonna era una hibakusha, spiega: “Sono cresciuta ascoltando queste storie. Mi chiedo, va bene conservare le testimonianze, ma a quale scopo? Ci hanno insegnato che quella avvenuta è una tragedia immane, ma non si discute mai perché è avvenuta. Si poteva evitare?”. Perché, continua, il mondo oggi è pieno di ordigni atomici molto più potenti di quelli esplosi nel '45. “Il vostro non è solo un racconto di storia. È uno stimolo ad agire nel presente”.

Ed è questo il punto su cui gli hibakusha insistono. Dopo la guerra il loro paese si è dato una Costituzione di pace – l'articolo 9 esclude la guerra se non per autodifesa – eppure il Giappone ha imboccato la via del riarmo: “Il mio auspicio è che questo articolo 9 sia realizzato e non solo in Giappone, ma che diventi patrimonio comune del mondo”, dice il signor Ikeda, “la realtà però va in direzione opposta”. Con Peace Boat gli hibakusha si battono per il disarmo nucleare, perché sia realizzato l'Articolo 9 della costituzione - e forse per dare un senso al fardello che si sono portati dentro per tutta la vita.

“Vede, ero salita a bordo per 'testimoniare': ma poi ho imparato molto sulla nostra storia di aggressori”, interviene con voce lieve la signora Teruko Yahata, che tende a lasciar parlare i suoi compagni di viaggio ma ora sente il bisogno di spiegare. “Ho imparato che tutto andrebbe visto nel quadro della storia. Sono infuriata con il mio governo che vuole modificare la nostra costituzione”. Quando era ragazza, dice, le piaceva molto una canzone che diceva, all'incirca, 'com'è bello il mare, c'è un mondo oltre questo mare'. Sorride: “Ora, in età avanzata, finalmente ho attraversato il mare. Ho visto posti bellissimi, ma distrutti dalle guerre”. Mentre ci salutiamo, con aria sommessa, mi dice: “Spero di averle risposto”.

l'articolo pubblicato anche su sbilanciamoci.info: 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Giappone-Italia-i-sopravvissuti-dell-atomica-20016
  


foto: Centro di documentazione Semi sotto la neve